sabato 2 marzo 2013
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Medioevo casto e represso.
Medioevo casto e represso.
È
uno dei più radicati fra i nostri luoghi comuni; come quello d´un Medioevo
igienicamente poco raccomandabile, ad esempio. Errore. La nostra età di mezzo
pullulava di «bagni» e di «stufe», in parte ereditate dall´età romana – ma
anche da certe tradizioni barbariche, ad esempio dal bagno di vapore
turcomongolo, in parte reimportate attraverso il mondo musulmano, a sua volta
erede della tradizione bizantina. E nei bagni non ci si limitava a lavarsi: «stufa»
era sinonimo di bordello. D´altro canto, lo spettacolo della nudità – aborrito
dalla Riforma protestante in poi – era nei secoli di mezzo alquanto comune e
consueto. E allora, il Medioevo mistico, innamorato della Vergine Maria e per
il resto tutto onore e gelosia, nel quale circolavano congegni come le cinture
di castità? L´amore mistico e spirituale, quello rivolto alla Madonna e passato
poi, attraverso trovatori, trovieri e Minnesänger all´amor cortese e al culto
della «donna angelicata», costituiva senza dubbio una grande forza spirituale,
etica ed estetica. Ma c´era anche ben altro.
L´amore fatale, l´amore-passione travolgente e
inestinguibile è, secondo un ormai classico studio di Denis de Rougemont,
L´amour et l´Occident (1939), un´invenzione dell´Occidente medievale, i grandi
modelli del quale sono uno romanzesco (Tristano e Isotta) e uno storico
(Abelardo ed Eloisa). Jack Goody (Il furto della storia, Feltrinelli 2006) ha
obiettato che le cose non stanno proprio così: e che anche l´antico Egitto, e
poi almeno India, Cina e Giappone la sapessero lunga al riguardo. Certo
comunque il Medioevo conosceva bene la lussuria, che Dante tratta come un grave
peccato (il più lieve tuttavia tra quelli mortali) e ci mostra condannata
nell´Inferno. Ma eccoci al punto: la poesia cavalleresca e più tardi quella
lirica e la novellistica, al pari di certe magari dissimulate forme d´arte
plastico-figurativa, sono molto meno avare di quel che siamo abituati a pensare
di esempi d´amore fisico anche alquanto spinto: al limite, non di rado, di quel
che per noi sarebbe l´erotismo se non addirittura la pornografia.
Il
bel libro di Florence Colin-Goguel, L´image de l´Amour charnel au Moyen Âge
(Seuil 2008) ci dà ampia materia di modificare, a proposito del nostro
Medioevo, parecchie idées reçues che pigramente ci portiamo dietro. Zavorrato
dall´austera continenza d´origine paolina e poi ascetica, ma insidiato non solo
dall´eredità erotica della cultura latina bensì anche da certi modelli biblici
(il Cantico dei Cantici…), il Medioevo occidentale ha coltivato un interesse e
una propensione per l´amore fisico spesso sconfinato – come nella tradizione
goliardica – in forme grottesche, dissacratorie e paradossali, ma alimentato
anche da una raffinata tensione intellettuale che si sfogava perfino in
un´accurata trattatistica e raggiungeva, invadendola, perfino la teologia
morale.
Tempo di gelosia e di segregazione, il
Medioevo era anche età di società di soli uomini e di donne sole, dove rapporti
omosessuali e autoerotismo avevano modo di espandersi. Dietro le stesse
tradizioni cavalleresche e monastiche, chiericali e universitarie, si avverte
spesso, e nemmeno troppo nascosto, il brivido dell´androginia e dell´eros
“alternativo”. Gli stessi cacciatori d´una «repressione della donna» in età
medievale avrebbero modo di ricredersi, quanto meno studiando la società
aristocratica. in pieno Dodicesimo secolo, corti come quella di Eleonora
duchessa d´Aquitania (la madre di Riccardo Cuor di Leone) erano luoghi nei
quali si praticava e si teorizzava l´adulterio, mentre più tardi nelle società
mercantili l´uso delle more, delle russe e delle circasse tenute come schiave
domestiche avrebbe diffuso forme di poligamia pratica e popolato il mondo di
bastardi: che sovente avevano anzi un loro ruolo sociale e perfino araldico
riconosciuto. Scorrendo le pagine e le immagini proposte dalla Colin-Goguel, allieva
di Le Goff e di Chastel, si resta addirittura stupiti nel constatare come dalla
musica ai tornei, dai giochi alle passeggiate in giardino, dagli usi
enogastronomici alle stesse metafore religiose, il Medioevo fosse pervaso di
erotismo e di attrazione carnale. La stessa eresia catara, che proclamava come
il massimo peccato contro Dio fosse la riproduzione, che perpetuava la
schiavitù dello spirito entro la prigione carnale, era poi molto meno severa
nei confronti delle forme di erotismo che comportassero dispersione del seme e
non dessero quindi frutti. E questa considerazione attenua di molto lo stupore
di qualcuno, allorché constata quanto il catarismo fosse diffuso in contrade
gioiose come la dolce Provenza. Per tacere dei frequenti coiti diabolici.
Immaginari, d´accordo, anzi illusori. Ma, dopo il dottor Freud, la sappiamo
lunga al riguardo.
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